Se il barocco incontra la macchia mediterranea

L’identificazione di uno specifico stile barocco siciliano si deve principalmente ad uno studio di Anthony Blunt nel suo “Barocco siciliano”, del 1968.

Il barocco arrivò in Sicilia con qualche decennio di ritardo rispetto a Roma ed agli altri centri di diffusione. Tuttavia, nei primi decenni del XVII secolo alcune realizzazioni anticipano in qualche modo alcuni temi del barocco. Pur con un linguaggio architettonico riferibile al tardo manierismo ed al classicismo, tali esempi possiedono una delle caratteristiche specifiche del nuovo stile che si andava formandosi a Roma: “il forte senso della teatralità, attuata mediante la ricerca prospettica e scenografica a scala urbanistica”.

La caratteristica principale dell’architettura barocca in Sicilia è stata una grande esuberanza decorativa, caratterizzata da particolari caratteristiche di calore, gioia espressiva e libertà.

Intorno al 1730 il Barocco siciliano cominciò gradualmente a distanziarsi dallo stile definitosi a Roma e guadagnò una individualità anche più forte per due ragioni: in questo periodo la corsa a ricostruire, dopo il terremoto della Val di Noto del 1693, stava cominciando a scemare e la costruzione stava divenendo più tranquilla e meditata; e un nuovo manipolo di architetti siciliani veniva alla ribalta, adattando i loro progetti a bisogni e tradizioni locali, con uno stile spesso follemente creativo.

Il Barocco siciliano è stato definito come: “affascinante o repellente ma, comunque il singolo spettatore possa reagire, questo stile è una manifestazione caratteristica di esuberanza siciliana, e va classificato tra le più importanti e originali creazioni di arte sull’isola”.