Specchiarsi tra nuvole e bellezza

Suggestioni per guardare al Lago di Como, con le sue ville e i suoi giardini, con occhi nuovi. Per conoscerne gli incomparabili tesori d’arte e di natura che qui convivono fin dall’antichità in perfetta armonia. Per coglierne le suggestioni letterarie, musicali, poetiche e cinematografiche che hanno contribuito a rendere questi luoghi unici al mondo.

“Che notizie ci sono di Como, mia e tua delizia, e della bellissima villa suburbana? Di quel portico dove è sempre primavera?”, queste le parole, ricche di affettuosa ammirazione, con cui Plinio il Giovane, nipote del grande naturalista, in una lettera all’amico Canino Rufo celebrava per primo nella storia, le bellezze e i pregi della vita sul lago di Como e tratteggiava quell’atmosfera propria della civiltà della villa del Lario, destinata a conoscere grande fortuna nei secoli, presso intere generazioni di residenti e viaggiatori. Da quanto riportato nel prosieguo di quella lettera, databile tra il 96 e 100 d.C., e in altre testimonianze coeve, è possibile avere anche un’idea piuttosto precisa della struttura della villa romana e del rapporto che questo genere di edifici manteneva con il paesaggio circostante: accanto a saloni conviviali, salotti per studi e conversazioni, camere per il riposo, si sviluppavano infatti ininterrotte serie di portici aperti al sole, al panorama delle acque, al verde dei giardini.

Luogo sereno di ozio intellettuale, spazio di riferimento per attività fisiche e venatorie, buone letture e conversazione: è nell’età imperiale che nasce il mito del Lario basato sull’esaltazione della vita di villa all’interno di un particolare contesto ambientale frutto del miracoloso contrasto tra il clima mediterraneo del lago e il rigido inverno alpino delle montagne circostanti, tra la magnificenza della natura e quella delle opere dell’uomo.